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Miniera di Montevecchio -
Guspini (Ca)
Lo
sfruttamento delle mineralizzazioni del grande Filone
dell’Arburese – Guspinese, che da Montevecchio si estende
sino ad Ovest di Ingurtosu per circa 12 km, risale ad epoche
antiche; è sicuramente riferito all’epoca romana, come
testimoniato da diversi reperti, ma probabilmente è stato
interessato da qualche lavoro anche in tempi precedenti.
L’attività estrattiva ebbe un
efficace impulso nel XIII e XIV secolo, durante la
dominazione pisana ed aragonese ma ebbe il suo definitivo ed
importante sviluppo quando, dopo alterne vicende, nel 1848
il re Carlo Alberto rilasciò a titolo perpetuo, la
concessione della miniera di Montevecchio al sassarese
Giovanni Antonio Sanna.
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Dove Siamo |

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Da quel momento inizia lo
sfruttamento industriale della miniera che si protrarrà
ininterrottamente e con profitto sino agli anni sessanta per
poi declinare e finire del tutto nel 1991.
Nella zona di Levante, cioè nella
porzione di giacimento a levante di Montevecchio, una delle
prime ad essere interessata da ricerche minerarie, è la ben
nota galleria Anglosarda che prende il nome dalla compagnia La Piemontese
- Compagnia Reale Anglosarda - alla quale la Società
di Montevecchio appaltò lo scavo per accelerare i lavori e
migliorare gli introiti.
Lo scavo della galleria iniziò nel
1852 alla estremità levante del grande giacimento, sul
filone S. Antonio che rappresenta una diramazione del filone
principale, e venne spinto con grande rapidità perchè subito
furono incontrate concentrazioni eccezionali di galena.
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Per razionalizzare il trattamento
del minerale prodotto, in prossimità dell’imbocco fu
costruito, nel 1867, un impianto meccanizzato per trattare
sia il grezzo proveniente dalla galleria Anglosarda, che
quelli di altre gallerie come Scala, Colombi, S. Barbara e
S. Antonio.
Nel 1871 l’ing. Asproni incentivò
notevolmente i lavori di ricerca, sopratutto nei livelli
Anglosarda e S.Antonio che dettero ottimi risultati tanto
che nel 1872 fu intestato il pozzo S.Antonio, che nel 1874
raggiunse la quota di -63 metri dalla quota del piazzale di
partenza, portando sino a tale profondità i lavori di
coltivazione.
Il 19 marzo 1877, il principe
Tomaso di Savoia visitò la miniera di Montevecchio, a Lui ed
al suo seguito fu offerto un sontuoso banchetto allestito in
un cantiere del livello Anglosarda, interamente scavato in
sfavillante galena.
Lo stesso principe inaugurò il
nuovo impianto di trattamento dei minerali che in suo onore
fu chiamato “Laveria Principe” e così è tutt’ora
identificato.
Il filone Sant’Antonio è risultato
forse il più ricco e generoso, a parità di sviluppo
longitudinale, di tutto il sistema filoniano Arburese, ed è
stato seguito nel senso dell’altezza per circa 600 m, dagli
affioramenti a quota +420 sin oltre il livello –180.
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Galleria
Anglosarda
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Non da meno, peraltro, sono da
considerarsi i vari tratti del filone principale che, da Est
ad Ovest sono stati denominati Piccalinna, Sanna, Telle,
Casargiu, nella concessione della Montevecchio SpA, e
Brassey in quella della Pertusola che, con una ulteriore
diramazione, il filone Ingurtosu, si spinge sino al
giacimento di Gennamari.
Tutta la fascia filoniana del
sistema Arburese – Guspinese è inserita in un contesto
naturalistico eccezionale, con boschi di notevole bellezza e
paesaggi che in vari punti, lasciano intravedere il
magnifico mare occidentale fra Funtanazza, la mirabile
colonia per i figli della Montevecchio ora vandalizzata, e
la costa spettacolosa che passando per Piscinas, si spinge
sino a Capo Pecora. |

Laveria
Principe Tomaso
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Scarico
vagoni Pozzo Amsicora
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Palazzina
Direzione Miniera di Ingurtosu |
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Pozzo
Sant'Antonio |

Pozzo San
Giovanni - Cantiere Piccalinna |
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